L'Osservatore Romano 15.1.2008
In
una conferenza del 1990
Quando
Ratzinger
difese
Galileo alla Sapienza
Giorgio Israel*
È
sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a
Voltaire — «mi batterò fino alla morte perché tu possa dire il contrario di
quel che penso» — si oppongano a che il Papa tenga un discorso all'università
di Roma
L'opposizione alla visita del Papa non è quindi motivata da un principio astratto e tradizionale di laicità. L'opposizione è di carattere ideologico e ha come bersaglio specifico Benedetto XVI in quanto si permette di parlare di scienza e dei rapporti tra scienza e fede, anziché limitarsi a parlare di fede.
Anche
la lettera contro la visita firmata da un gruppo di fisici è ispirata da un
sentimento di fastidio per la persona stessa del Papa, presentato come un
ostinato nemico di Galileo. Essi gli rimproverano di aver ripreso — in una
conferenza tenuta proprio alla Sapienza il 15 febbraio 1990 (cfr J. Ratzinger, Wendezeit
für Europa? Diagnosen und Prognosen zur Lage von Kirche und Welt,
Einsiedeln-Freiburg, Johannes Verlag, 1991, pp. 59 e 71) — una frase del
filosofo della scienza Paul Feyerabend: «All'epoca di Galileo
In altri termini, il discorso del 1990 può ben essere considerato, per chi lo legga con un minimo di attenzione, come una difesa della razionalità galileiana contro lo scetticismo e il relativismo della cultura postmoderna. Del resto chi conosca un minimo i recenti interventi del Papa sull'argomento sa bene come egli consideri con «ammirazione» la celebre affermazione di Galileo che il libro della natura è scritto in linguaggio matematico.
Come è potuto accadere che dei docenti universitari siano incorsi in un simile infortunio? Un docente dovrebbe considerare come una sconfitta professionale l'aver trasmesso un simile modello di lettura disattenta, superficiale e omissiva che conduce a un vero e proprio travisamento. Ma temo che qui il rigore intellettuale interessi poco e che l'intenzione sia quella di menar fendenti ad ogni costo. Né c'entra la laicità, categoria estranea ai comportamenti di alcuni dei firmatari, che non hanno mai speso una sola parola contro l'integralismo islamico o contro la negazione della Shoah. Come ha detto bene Giuseppe Caldarola, emerge qui «una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri». Pertanto, ripetiamo con lui che «la minaccia contro il Papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente».
*Professore
ordinario di Matematiche complementari Università di Roma