Il Foglio 23.12.2005
Quattro morti da RU486. Ora lo scrive anche il New York Times
Roma. Anche il New York Times di ieri, dopo che su questo giornale lo aveva anticipato una settimana fa (“Ombre e dolore sulla kill pill, e gli effetti collaterali si moltiplicano”, di Assuntina Morresi ed Eugenia Roccella, Il Foglio del 16/11/05) ha dato ampio spazio alla notizia che sono diventate quattro, solo in California e solo dal settembre 2003 fino al giugno di quest’anno, le donne morte per shock settico provocato dall’uso della pillola abortiva Ru486. Quella, per intendersi, che medici come Silvio Viale del Sant’Anna di Torino o come Massimo Srebot dell’Ospedale Lotti di Pontedera presentano come il metodo più sicuro, indolore e “amichevole” per interrompere gravidanze indesiderate.
Il NYT prende spunto, come aveva fatto il Foglio, dall’allarme diffuso in una nota dello scorso 4 novembre dalla Food and drug administration statunitense. Che quattro decessi da Ru486 siano stati accertati solo in California dipende dal fatto che laggiù, nel settembre del 2003, è morta per shock settico da pillola abortiva la diciassettenne Holly Patterson, e che i suoi genitori hanno intrapreso una battaglia legale che ha portato, per ora alla modifica del foglietto illustrativo della Ru486 (che in America si chiama Mifeprex) e soprattutto all’attivazione di una rete di controllo sui suoi effetti.
Per questo è stato possibile far risalire all’assunzione della Ru486 le altre tre morti californiane per infezione letale da Clostridium sordellii. Dallo scorso 19 luglio la Fda (che ha escluso l’ipotesi di una contaminazione batterica della pillola venduta in California) raccomanda ai medici di verificare che le donne in procinto di usare la Ru486 non abbiano infezioni in corso. E ha annunciato che la valutazione dell’intera vicenda sarà fatta in un meeting organizzato con i Centers for Disease control and prevention federali per l’inizio del prossimo anno.