Il Foglio 16.11.2005
Nessuno ha saputo salvare Holly, 17 anni. Ritirate quella pillola
Lettera
di due genitori per la figlia morta di RU486
Quando Holly Patterson si è sentita male, i genitori erano all’oscuro del
fatto che si fosse rivolta all’Ippf per abortire. Secondo le leggi della
California, una minorenne (Holly aveva allora 17 anni) non può partecipare a
una gita scolastica senza il consenso dei genitori, ma può abortire in perfetta
solitudine, senza comunicarlo a chi è responsabile per lei. Holly aveva scelto
(o le era stato suggerito) l’aborto chimico. Forse avrà pensato che fosse più
facile, come si sente dire; soprattutto avrà pensato che così poteva tornare a
casa subito. Nella sua stanza, da sola, ha ingerito la seconda pillola, il
misoprostol, e subito dopo sono cominciati i dolori. La sua agonia si è
conclusa in clinica, dietro una tenda che la isolava, mentre la famiglia,
impotente e sconvolta, ancora faticava a capire quello che stava succedendo. I
genitori di Holly, però, non si sono rassegnati, e non solo hanno iniziato una
dura lotta per mettere fuori legge la RU486, ma il 6 novembre 2003 hanno scritto
una lettera aperta ai media, in cui raccontano la loro storia e denunciano la
pericolosità dell’aborto chimico.
Gentili signori e signore, il rapporto dell’Alameda County Coroner ha
ratificato la verità che già sapevamo. Holly è morta a causa di un aborto
chimico provocato dalla RU486. Non esistono rimedi veloci o pillole magiche per
interrompere una gravidanza. La nostra famiglia, gli amici, la nostra comunità
è profondamente addolorata, e per sempre segnata dalla morte, tragica ed
evitabile, di Holly (…). Holly era una ragazza forte, intelligente, in buona
salute, che è rimasta vittima di un processo che l’ha perduta, a cominciare
dall’uomo di 24 anni che ha avuto con lei rapporti non protetti, l’ha messa
incinta, e ha collaborato a mantenere segreti la sua gravidanza e il suo aborto.
In questa cospirazione del silenzio, la sicurezza di Holly è stata affidata
alla pillola approvata dalla Fda e somministrata dalla Ippf al pronto soccorso
del Valley Care Medical Center, dove le hanno dato antidolorifici, mandandola a
casa. Sabato e domenica Holly si è lamentata di dolori gravi e di crampi,
permettendoci di confortarla ma senza dirci cosa realmente era accaduto. Il 7
settembre 2003 alle 17 ha ceduto allo shock settico ed è morta.
Holly non era una ragazza sola, disamata, senza protezione o appoggio; aveva una
grande famiglia disposta ad aiutarla, nella sua breve vita e nella sua tragica
morte. Adesso possiamo ricordarla e dividere la memoria dei suoi scintillanti
occhi azzurri, del suo sorriso coinvolgente, della sua determinazione e della
sua grazia gentile, che sollecitava il nostro naturale istinto di proteggerla e
amarla, ma non riusciremo più a dimenticare i suoi ultimi momenti, quando era
troppo debole per parlare e poteva appena stringerci la mano, in risposta ai
nostri incoraggiamenti (…). Come genitori, non possiamo permettere che la
morte orribile della nostra bellissima Holly avvenga invano.
La Fda ha fallito nella sua missione di assicurare che la RU486 sia un farmaco
abortivo sicuro (…) La RU486 non dovrebbe nemmeno costituire un’occasione di
divisione tra “Pro Choice” e “Pro Life”, tra chi è per la vita e chi è
per la scelta: il primo problema dovrebbe essere la salute e il benessere dei
nostri figli e delle giovani donne. Noi speriamo che tutti i genitori imparino
dalla tremenda morte di Holly e dalla nostra perdita. Secondo i laboratori Danco,
che distribuiscono la pillola abortiva, la RU486 fallisce nel 7/8 per cento dei
casi. Più di un anno fa la Fda ha ricevuto 400 rapporti su reazioni negative al
farmaco, inclusi numerosi decessi. Holly dunque è soltanto un’altra vittima,
sottoposta a un inaccettabile rischio, grazie a un farmaco che ha significativi
tassi di fallimento. Chiediamo che il commissario della Fda Mark Mc Clellan e il
segretario della Human Services Tommy Thompson tolgano immediatamente la RU486
dal mercato, e che si svolga un’inchiesta esauriente, prima che altri genitori
soffrano e altre donne muoiano. Oltre ai pericoli connessi al farmaco, crediamo
che le strutture sanitarie non siano pienamente preparate a valutare e trattare
i pazienti in situazioni di emergenza dovute a complicanze da pillola abortiva.
Holly è stata due volte in ospedale ed è morta 20 minuti prima
dell’appuntamento con i medici previsto dalla Ippf.
Abbiamo perso nostra figlia, Holly, ma crediamo di poter almeno aiutare ad
evitare che terribili tragedie come la nostra colpiscano altre famiglie. La
memoria e lo splendore di Holly vive nei nostri cuori, tra i familiari e gli
amici, e nel nostro impegno.
Monty e Helen Patterson